NIENTE DI INTERESSANTE QUI

 

Qualcuno mi ha proposto di fare un blog, un po’ per rendere più interessante il sito, un po’ perché forse sapeva che le mie giornate erano ricche di tempi morti. Ho passato qualche ora davanti al PC ed ho creato il primo articolo, “Niente di interessante qui”, titolo che all’inizio doveva essere una prova, ma che poi riflettendo si è rivelato l’ideale per iniziare a raccontare qualcosa sulle mie foto, e forse anche di me.

“Non c’è niente di interessante qui” era la frase che forse mi ripetevo più spesso dopo essere tornato dal periodo all’estero, e che ho continuato a ripetermi anche per i primi anni in cui ho cominciato a fotografare. Era frustrante vedere foto da ogni angolo del mondo che davano l’idea che ogni qualsiasi cosa potessi ritenere avvincente si trovasse fuori, nemmeno dall’Italia, ma dalla regione in cui sono nato e cresciuto. Solo a partire dall’anno scorso mi son reso conto di aver portato un paraocchi per molto tempo.

Potrei dire che son tanti gli autori che mi hanno ispirato e che tutt’ora continuano a farmi riflettere su ciò che ho dall’altra parte dell’obbiettivo, ma la verità è che ho cominciato a fotografare pompe di benzina e altre cose poco interessanti perché avevo sia un gran bisogno di tempo per me (che fosse produttivo e che mi mettesse il meno possibile a contatto con la gente), sia perché i miei viaggi in macchina erano particolarmente lunghi e frequenti. Di sicuro Stephen Shore e Joel Sternfeld con i loro lavori sul grande formato mi hanno fatto intendere che ci potesse essere qualcosa da fotografare anche fuori dalle grandi città, e mi hanno anche fatto capire in che modo tutto questo andasse rappresentato con un mezzo fotografico. C’è un concetto molto bello espresso da Shore nel suo libro “Uncommon Places” che mi ha molto colpito,  in cui spiega quanto sia importante includere nelle fotografie le automobili : “I remember thinking that it’s important to put cars in photographs because they are like time seeds. And I learned this from looking at Evans”. Anche Lars Tunbjork con i suoi paesaggi atipici è stata una grandissima ispirazione, soprattuto per quanto riguarda la composizione.

Da quel momento ho cominciato a portarmi dietro una reflex a pellicola durante quasi tutti i miei spostamenti.

La Lombardia si è rivelata una regione molto peculiare : industrializzata, a tratti “moderna”, ma totalmente al di fuori dagli stereotipi di italianità con cui ancora ci relazioniamo. Penso ci siano meno “Route 66 Restaurant” negli Stati Uniti che qui da noi.

Trovo particolarmente affascinante come la globalizzazione e tutti i cambiamenti successivi al Miracolo economico italiano abbiano trasformato l’urbanizzazione della provincia in maniera unica, profondamente influenzata dall’esterno, ma a modo suo simbolo di un nuovo tipo di provincia. E lo stesso discorso vale per il poco che son riuscito ad esplorare del Sud Italia (in cui spero di tornare al più presto), anche se in misura minore e ben diversa.

Le attività commerciali, le abitazioni, perfino i pali della luce, non solo definiscono come riarrangiamo lo spazio a nostra disposizione, ma anche il modo in cui ci rapportiamo sia coi nostri coetanei che con la natura, definendo  così in un certo modo la nostra quotidianità culturale. Ultimamente sto cercando di fotografare anche le insegne : mi rendo conto come la pubblicità descriva molto di una certa zona, di come le piccole e grandi attività comunichino con un cliente, con noi.

Questo lavoro, in ogni caso, mi permette di prendere l’auto, allontanarmi di 50 km, ed esplorare una territorialità che prima mi pareva assolutamente monotona e comune e che ora invece mi appare completamente nuova e sconosciuta,  e a cui spero, con le mie foto, di dare un valore nuovo.

NOTHING INTERESTING HERE

 

Someone asked me to write a blog in order to make the site more interesting, and maybe because they knew that my days were full of downtimes. I spent a few hours in front of the PC and I created my first article, “Nothing interesting here”, a title that was supposed to be temporary, but which later turned out to be ideal not only to tell something about my photos but also to tell even something about me.

“There is nothing interesting here” was a phrase that probably I use to repeat frequently after I returned from my period abroad, and that I kept repeating myself even during the first years I began to get interested in photography. It was frustrating to see photos from every corner of the world which gave me the idea that anything I could find compelling or interesting was outside, not even of Italy, but even of the region where I was born and raised. I realized I had worn blinders for a long time only last year.

I could say many authors have inspired me and they still keep me reflecting on what I have on the other side of my lens, but the truth is I started to photograph gas stations and other boring and useless things because I needed a lot of time for myself (time which may be productive and which made me stay as little as possible in contact with people), and also cause my car trips were particularly long and frequent. Certainly, Stephen Shore and Joel Sternfeld with their large format work made me understand there could be something to photograph even outside big cities, and they made me understand how all this should be photographically represented. There is a very interesting quote from Shore in his book “Uncommon Places”, where he explains how important it is to include cars in photographs: “I remember thinking that it’s important to put cars in photographs because they are like time. And I learned this from looking at Evans “
From this point, I began to carry a film camera with me during almost all my travels and car trips in Italy.

Lombardy has proved to be a peculiar region: strongly industrialized, in some ways “modern”, but totally outside stereotypes of Italianness with which we still relate. I think there are less “Route 66 Restaurant” in the United States than here.
I find particularly fascinating how globalization and all the changes following the Italian economic miracle have transformed the urbanization process of Italian province in a unique way, profoundly influenced from outside, but in its own way a symbol of a new type of province. And the same goes for what I managed to see during my travel in Southern Italy (where I hope to come back as soon as possible), although in a very different and less aggressive way.

Commercial activities, houses, even light poles, not only are able to define how we manage our space but also how we build relationships with our similar and with nature, defining by that our cultural identity. I’m recently trying to photograph insignias: I found it’s interesting the communication way of local and also major activities (commercial and not), it can say a lot about a specific region.

This work anyway, allows me to take my car, drive away 50 km, and explore a territoriality that before seemed absolutely monotonous and common and now, instead, appears completely new and unknown, and I hope, with my photos, to give it a new value

 

NOTHING INTERESTING HERE

 

 

NIENTE DI INTERESSANTE QUI