A LONG JOURNEY THROUGH NOTHING NEW

Twenty-five years ago, my parents decided to leave Brazil. I was born in a land that should have welcomed me as a native but kept its distance instead. I was born in a land that relegated me to the position of the perpetual tourist, that never let me understand why I was linked to it, or how to have an active interaction with. That saudade sentiment, of something lost – that perhaps was never owned – so nuanced and inexplicable, often revealed itself while I tried to connect to my everyday life there. 

Starting in 2018, I decided to cross the boundaries of my homeland, Lombardy, one of the most Northern Italian region, looking for analogies. 

In an attempt to dialogue with a land that I never felt belonging to, trying to shape the involved relation with my routine, I collected the fragments of visual experience, familiar or not, that I felt could contribute to the forming of a genuine perception of reality, no longer distant and idealized, but present and in continuous change, of everything that falls within the normality of my daily and that for many, is nothing new.

 

 

 

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Gargano, Puglia - 2018
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“Niente di nuovo”, sottolinea il titolo dell’opera fotografica presentata dal ventitreenne Gianluca Morini in occasione del Premio Nocivelli 2019. Dedicata al paesaggio italiano, l’investigazione di Morini mostra un territorio senza alcuna forma di vita animale, che ci restituisce i simulacri di una presenza ormai assente, come se si trattasse di un The Day After. Le fotografie, realizzate con una pellicola di medio formato e stampate su carta cotone, si caratterizzano per i toni pastello che non lasciano emergere nemmeno un guizzo cromatico e la realtà lì fissata pare sia avvolta da una perenne foschia. Il fotografo percorre chilometri in automobile alla ricerca di una appartenenza al Paese che, forse, spera di rintracciare indagando l’ambiente tramite l’ottica della macchina fotografica. Ma vi è rassegnazione in queste immagini ed anche la stazione di autolavaggio, con le sue scritte colorate e le luci vibranti, non è che un’illusione. La neve scende fitta e tra un momento avrà ricoperto anche quella parvenza di vitalità. Il viaggio intrapreso alla ricerca di possibili radici si trasforma quindi in un vagare nostalgico per ritrovare quel calore e quella umanità che lo aspettano, ancora una volta, in una terra oltreoceano, in fondo la sua da generazioni: il Brasile.

M. Chiara Cardini, Ottobre 2019

 

Gli scatti fotografici di Gianluca Morini cadenzano le tappe di un viaggio, l’attraversamento di una terra di cui è difficile cogliere il senso dell’appartenenza. Prevale il distacco transitorio, il paesaggio anonimo, comunque senza qualità specifiche che ne consentano la localizzazione geografica. A qualificare il territorio sono aspetti legati alla natura, come la vegetazione legata alla presenza di un fiume, una particolare condizione climatica, la temperatura percepita mentre la civiltà è relegata a una condizione di abbandono, alla periferia industriale, comunque ad aspetti insufficienti per un’attribuzione certa del luogo. Resta lo sguardo che l’artista si porta dentro, orientandolo in questo viaggio disseminato di incontri minimi, non per questo meno significativi per la vita dell’autore. Lo si deduce da certe atmosfere che compensano con la distanza a favore di un collante emotivo infuso nel colore della stampa fotografica.

D. Astrologo Abadal, Dicembre 2019